I sistemi WiFi utilizzati nelle abitazioni domestiche sono pericolosi?

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ConteB
I sistemi WiFi utilizzati nelle abitazioni domestiche sono pericolosi?
Buonasera, non so se questo è il forum giusto a cui rivolgere questa domanda. Essendo implicata sia la Fisica che la Medicina penso che possiate darmi una risposta autorevole. Mia moglie si ostina a spegnermi il Wifi di casa ogni volta che mi allontano dal PC. Lei sostiene che sia pericoloso per la salute. Io le faccio notare che sono decine i segnali Wifi che ci circondano e se fossero davvero pericolosi saremmo in un bel guaio! Qual'è la vostra opinione in merito? Grazie. Bernardo.
lorenzo
Non creiamo allarmismi...

Qui di seguito riportiamo il parere espresso da Fisici medici che si occupano della materia. La considerazione di carattere generale è, come riportato verso la conlcusione, che le reti WiFi non costituiscono una sorgente di esposizione più rilevante di altre.

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 Tecnologie wireless di ultima generazione e rischio campi elettromagnetici

 

A cura di:

Francesco Frigerio,  Fondazione Maugeri – Pavia

Luca Gentile, ASL 1 - Cuneo

Flavio Marcello Corino – ARPA Piemonte

La letteratura, anche in rete, sugli effetti dei campi elettromagnetici è sterminata, in molti casi ostica per chi non è del mestiere, a causa della necessità di considerare diverse grandezze fisiche, alcune riferite a quantità misurabili all’esterno del corpo, altre definite solo all’interno del corpo umano e quindi ricavabili solo mediante misure di laboratorio o simulazioni al calcolatore.

 

I nuovi standard ( 3G, 4G etc) per la telefonia mobile e le reti domestiche WiFi suscitano periodicamente dubbi sulla sicurezza in relazione all’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.

I principali aspetti che hanno in comune le due tecnologie sono l’intervallo di frequenza utilizzato, tra 1 e 4 GHz ovvero nelle microonde, e la codifica digitale delle informazioni.

In effetti, i diversi aggiornamenti della tecnologia di telefonia mobile fanno riferimento a nuove modalità di “impacchettare” i dati per aumentare il flusso di informazioni, l’effetto di questi aggiornamenti sull’impatto sanitario è spesso limitato: un diverso utilizzo della banda di frequenza non comporta infatti normalmente un incremento della potenza irradiata dall’antenna.

Per quanto oggi accertato, infatti, i campi elettromagnetici hanno effetti sanitari che dipendono dall’intensità e, in misura minore, dalla frequenza.

Gli effetti noti dei campi ad alta frequenza, sono di tipo termico, con danni chiaramente visibili, per elevate intensità del campo, nei forni a microonde.

L’intensità del campo è, in effetti, il parametro più importante per valutare l’eventuale pericolosità, mentre ciò che può variare, all’aumentare della frequenza, è la capacità delle microonde di penetrare in profondità nei tessuti.

A frequenze molto elevate, oltre i 300 GHz, non si parla più di microonde ma siamo nel campo della radiazione infrarossa la quale, basti pensare alla cottura alla brace, può provocare anche danni gravi ma solo agli organi superficiali.

Le vigenti normative tutelano ampiamente dagli effetti accertati di assorbimento di calore.; il dibattito, sempre aperto anche a causa della popolarità che su internet hanno le teorie del complotto, è sugli effetti di esposizioni croniche a livelli di campo molto inferiori a quelli ammessi dalle norme.

Consideriamo qualche esempio numerico.

Sulla base degli effetti accertati, la International Commission on Non Ionizing Radiation Protection, (ICNIRP) prescrive un limite, per l’energia assorbita nell’unità di tempo dal corpo intero (tasso di assorbimento specifico o SAR), per un individuo della popolazione generale, di 0,08 W/kg.

Per concentrare una tale potenza in un corpo di 70 kg, serve quindi una potenza minima di 5,6 W.

Assumiamo, cautelativamente e per semplificare i calcoli, una potenza di 10 W; bisogna considerare che l’irradiazione avviene nello spazio distribuendosi, in prima approssimazione, sulla superficie di una sfera: alla distanza di 1 m dall’antenna, la potenza assorbita per unità di superficie dal corpo umano sarebbe pari a  0,8 W/m2.

Assumendo, sempre cautelativamente, una superficie del corpo umano di 2 m2, si ottiene che il soggetto può assorbire, al massimo, una potenza di 1,6 W, che, divisi per 70 kg, corrispondono ad un SAR massimo di 0,02 W/kg.

Un altro fattore da considerare è il tempo di esposizione: il limite sul SAR sopra citato deve essere mediato su un intervallo di 6 minuti per tenere conto dei meccanismi fisiologici di dispersione del calore.

Un’antenna fissa per telefoni cellulari presenta un livello di emissione grosso modo costante; un telefono cellulare ha una potenza massima di circa 2 W ma il sistema abbassa automaticamente la potenza emessa al livello minimo compatibile con il servizio, non tanto per preoccupazioni sulla salute dell’utente quanto per minimizzare le interferenze, dato che nella stessa banda di frequenza funzionano più apparati.

Nel corso della conversazione, la potenza emessa può essere ridotta fino a 1-2 mW: questo dato è significativo, per valutare il rischio, se confrontato con i walkie-talkie analogici, che i corpi di polizia, i servizi di protezione civile e molti altri lavoratori impiegano da molto prima dell’avvento della telefonia cellulare.

La potenza di questi dispositivi, che possono essere normalmente usati con l’antenna a 20 cm dalla testa, è tipicamente di 5 W costanti mentre viene premuto il pulsante di trasmissione.

Ricordiamo poi che, prima della diffusione dei cellulari, erano ampiamente utilizzati sia a livello amatoriale sia professionale, gli apparati ricetrasmittenti veicolari funzionanti nella cosiddetta “banda cittadina” a 27 MHz (CB). Questi trasmettitori, al di là dei 5 W ammessi ufficialmente dalla normativa, erano spesso utilizzati con amplificatori che portavano la potenza emessa anche a 200 W.

La dosimetria dei campi elettromagnetici è ovviamente più complessa di quanto sopra illustrato perché occorre tenere conto delle reali modalità con le quali la potenza emessa, che in generale non è omogenea e isotropa, viene assorbita dalle aree del corpo effettivamente irradiate.

Considerando gli ordini di grandezza, tuttavia, l’esempio spiega perchè, nel caso delle antenne fisse per telefonia mobile che impiegano potenze appunto dell’ordine di 10-60 W, possano esserci problemi di sicurezza solo a distanze < 3 m dagli impianti radianti, in posizioni raggiungibili solo dagli addetti alla manutenzione.

Per le stesse ragioni, le misure eseguite nelle aree aperte al pubblico in vicinanza delle antenne per telefonia mobile evidenziano sempre valori inferiori al vigente limite di esposizione di 20 V/m istituito per  la protezione dagli effetti acuti (termici) del campo elettromagnetico; eventuali superamenti del valore di attenzione di 6 V/m (istituito per la protezione da possibili effetti a lungo termine) sono possibili ma nei casi di contemporanea presenza di segnali radio e TV analogici).  Nei  sistemi WiFi, che impiegano potenze tipicamente di 0,1 W, tale limite è rispettato anche a contatto delle antenne: per fornire qualche esempio numerico si possono rilevare campi elettrici superiori a 0.5 V/m soltanto avvicinandosi a meno di 40-50 cm dall'antenna radiante e comunque nei casi di massimo utilizzo del dispositivo.

Lo sviluppo tecnologico al momento porta verso la moltiplicazione delle sorgenti e la contemporanea riduzione delle potenze. L’esposizione della popolazione è sempre più cronicizzata a livelli ampiamente inferiori a quelli ritenuti pericolosi per gli effetti termici.

L’impatto sanitario a lungo termine di questa esposizione cronica è tutt’ora oggetto di dibattito ma le reti WiFi non costituiscono una sorgente di esposizione più rilevante di altre.

Ricordiamo infine che l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha nel 2011 classificato i campi elettrici a radiofrequenza nella categoria 2B (possibili cancerogeni, come il caffè e i sottaceti) anche sulla base di una significativa correlazione fra la lateralità del neurinoma del nervo acustico e l’uso del cellulare.

La stessa IARC riconosce tuttavia che non si riscontra un aumento significativo dell’incidenza di questo tumore. Il neurinoma sembra, in altre parole, essere più probabile dal lato utilizzato per il cellulare ma il numero di neurinomi non è cresciuto al contrario dell’uso del telefono mobile.

Per completezza si richiama l’Interphone study reports on mobile phone use and brain cancer risk relase 200 del 17 maggio 2010 dello IARC e WHO e  la  sentenza della Cassazione 17438 del 2012 reperibili in rete.  

Come tutte le tecnologie, anche il wireless va quindi utilizzato evitando gli abusi e rispettando le norme: la prudenza è cosa diversa dall’allarmismo.