giovedì, Settembre 23, 2021

Non esiste un pasto gratis

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Utilizzare male il cellulare può causare tumori?

Recentemente il tribunale di Ivrea (30 marzo 2017) ha condannato l’INAIL a corrispondere ad un dipendente una rendita vitalizia da malattia professionale, riconoscendo sostanzialmente il nesso causale fra l’utilizzo scorretto del telefono cellulare e l’insorgenza di un tumore cerebrale. Pochi giorni dopo il tribunale di Firenze ha emesso una sentenza analoga, stesso tipo di esposizione (telefono cellulare), insorgenza di un tumore al nervo acustico.

Le sentenze hanno riaperto il dibattito intorno alla problematica degli effetti biologici prodotti nell’uomo dall’utilizzo improprio del telefono cellulare e i rischi associati. Spesso dibattiti di questo genere, anziché aiutare chi è a digiuno di conoscenze sui temi implicati, aumentano il livello di confusione. Anche le miriadi di messaggi che passano attraverso i social network piuttosto che le chat di whatsapp non aiutano certo a farsi un’idea corretta, quantomeno, su ciò che la scienza ufficiale ritiene assodato, e su come gli organismi preposti forniscano indicazioni chiare e attendibili.

Ritenendo che informare in modo corretto sia una delle mission dei Fisici medici, abbiamo cercato di sintetizzare in un breve documento le evidenze scientifiche ad oggi, e il percorso seguito dagli addetti ai lavori per giungere a normative nazionali finalizzate a prevenire l’insorgenza di determinati effetti o, quantomeno, a limitarla. Chi è interessato al documento lo può leggere qui, con l’auspicio che possa essere uno spunto per un dibattito aperto, rigoroso e utile alla comunità.

Nella sezione Radiazioni Non Ionizzanti è stata appena pubblicata una nota sulla relazione fra campi elettromagnetici e cancro in relazione alle recenti sentenze.

Da semplice iscritto, ancorchè con qualche anno di esperienza sulle non ionizzanti, ho appoggiato questa scelta perché se è vero che le persone sono abituate a cercare in rete informazioni specialistiche su qualunque argomento, un’Associazione che vuole essere autorevole nel campo della fisica applicata alla medicina ha la responsabilità di aiutare, chi lo vuole, a capire.

Mi permetto allora di aggiungere a titolo personale un paio di osservazioni su aspetti della questione che presto cominceranno a interferire con la nostra attività, se non hanno già cominciato a farlo.

Un primo dato inquietante è che viene attribuito dalle citate sentenze un maggior peso non alle pubblicazioni con più rigorosa selezione ma a quelle “non finanziate dall’industria”. Ora, che siano proprio i soggetti che traggono maggior profitto dalla diffusione di massa delle radiocomunicazioni a sostenere i costi della ricerca sui possibili effetti non mi sembra di per se sbagliato. Il problema è garantire l’indipendenza dei ricercatori a prescindere dai finanziatori; problema che può essere risolto solo da autorità pubbliche autorevoli e indipendenti. Ovviamente anche i fisici e gli ingegneri dell’ISS, del CNR etc. possono sbagliarsi ma andrebbero contestati nel merito e non sulla base di quanto sono allarmisti. Un pregiudizio per noi fisici molto pericoloso, che data almeno dalla gloriosa lotta contro il nucleare, è quello in base al quale chi è specialista di un argomento è troppo coinvolto.

Il problema è che in base a questo ragionamento, per esempio, un fisico medico forse non può valutare obbiettivamente un protocollo di radioterapia, perché di sicuro ha avuto una borsa pagata dai costruttori di acceleratori lineari…

A proposito di macchine, sappiamo che l’INAIL chiede un premio supplementare a chi impiega macchine che producono radiazioni ionizzanti, per avere le risorse per indennizzare chi fosse colpito da un tumore, che sappiamo essere un rischio stocastico a soglia zero.

Con le sentenze di cui stiamo parlando, l’INAIL è stato condannato ad indennizzare persone esposte ad un cancerogeno 2B, ovvero possibile. Le risorse si potrebbero forse recuperare mettendo un premio assicurativo anche sui cellulari ma, per esempio, la luce solare stessa è un cancerogeno di classe 1 alla quale è esposta una quantità di lavoratori: su cosa lo mettiamo il premio?

Personalmente non mi occupo di statistica o epidemiologia ma di misura dei campi. In materia di radiofrequenze posso quindi ricordare che il progresso tecnologico ha portato al progressivo aumento dei soggetti esposti a fronte di una riduzione dei livelli di esposizioni dei singoli.

Questa tendenza, che è cominciata letteralmente ai tempi di Marconi, ha avuto una drammatica accelerazione con l’introduzione dei sistemi digitali.

Un telefono cellulare può generare una potenza di picco di 2 W ma in condizioni normali di conversazione, o quando in modalità stand by comunica per qualche millisecondo con la rete, la potenza è dell’ordine di 20 mW.

Questi valori vanno confrontati con quelli emessi dagli apparati analogici che da almeno 40 anni forze dell’ordine, marinai, addetti all’emergenza, per non dire dei radioamatori hanno utilizzato e continuano in parte a utilizzare. Una radio portatile analogica unidirezionale omologata genera infatti 5 W costanti per tutto il tempo nel quale è premuto il pulsante di trasmissione; gli apparati veicolari o quelli amatoriali spesso autocostruiti potevano arrivare a 200 W e oltre.

Il telefono cellulare ha posto la problematica dell’esposizione ai campi a radiofrequenza all’attenzione del pubblico, ma non l’ha “inventata”. Analogamente, l’asciugacapelli e il rasoio elettrico generano campi magnetici a 50 Hz di ordini di grandezza superiori a quelli prodotti dall’elettrodotto che si vede dalla finestra, nondimeno sono i sospetti sugli elettrodotti che hanno portato alla classificazione 2B.

Ovviamente se l’effetto è stocastico, la relazione tra effetto e intensità può non essere semplice, ma è per quanto sopra che, se chi si occupa istituzionalmente di stimare il rischio dice che la relazione è debole, non mi vengono in mente teorie del complotto.

Le risorse impiegate per prevenire rischi possibili sono sottratte alla prevenzione di quelli probabili e anche di quelli certi La conservazione dell’energia è in effetti un principio molto generale, che vale anche a livello socio-economico: non esiste un pasto gratis.

P.S. da anni ogni tanto sono costretto a esternare su questi argomenti ma rata del mutuo, spese condominiali e tasse universitarie sono sempre a mio carico: le multinazionali che spiano tutto e tutti non lo vedono il mio IBAN ?

#rischio, #radiazioni, #cellulari, #complotto

Sulla scia delle considerazioni fatte, è interessante andare a leggere il testo della sentenza del tribunale di Ivrea. Il giudice utilizza gli elementi raccolti nelle testimonianze, la letteratura scientifica e le indicazioni degli organismi preposti per andare ad individuare il nesso causale fra attività svolta dal dipendente ed insorgenza della patologia. Gli “ingredienti” della sentenza mettono in evidenza i vari profili di responsabilità: dal ricercatore, all’organismo che norma, a colui che, in scienza e coscienza, deve prendere una decisione con ricadute che vanno a incidere pesantemente nella vita delle persone coinvolte.

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